IL POTERE DELL’AMICIZIA NEL CANE: una necessità biologica, etologica e forma evoluta di equilibrio

di Ludovica Piccari

IL POTERE DELL’AMICIZIA NEL CANE: una necessità biologica, etologica e forma evoluta di equilibrio

Cominciamo dal principio: essere “sociale” non significa essere “socievole”

Nel linguaggio comune “sociale” viene spesso confuso con “socievole”: un cane che gioca con tutti è percepito come equilibrato, il famoso cane “buono”, mentre uno che si isola, chiede distanze o mostra altri comportamenti viene considerato problematico.
È un errore concettuale.

Sociale è un termine etologico: indica una specie che vive, si regola, cresce e si “forma” attraverso le relazioni con i propri simili.
Significa avere bisogno degli altri per sopravvivere, comunicare, crescere e mantenere un equilibrio psico-fisico, ma anche avere la capacità, oltre che la possibilità, di selezionare queste relazioni.
Il cane, come l’uomo, è un animale sociale.

(In questo articolo ci concentreremo sulle relazioni tra individui, ma il concetto di “socialità” nel cane si estende anche alle interazioni con il contesto, l’ambiente e gli stimoli che lo circondano.)

Socievole invece è un termine comportamentale e individuale: descrive quanto un singolo individuo è propenso ad aprirsi e interagire.
Non tutti i cani sociali sono socievoli: possono essere selettivi, riservati o mantenere poche ma profonde relazioni.

In sintesi:
Essere sociale è nella natura.
Essere socievole è una scelta.


L’etologia dell’amicizia: una questione di equilibrio biologico

Il cane, come ogni specie sociale evoluta, non stringe relazioni con tutti gli individui che incontra.
Sviluppa legami preferenziali (o affiliative bonds), cioè rapporti di amicizia che servono a mantenere coesione, sicurezza e benessere.
Sono relazioni scelte, che si consolidano nel tempo e che hanno effetti reali sul comportamento e sulla fisiologia.

Diversi studi hanno dimostrato che i cani che vivono relazioni stabili con altri cani mostrano:

  • livelli di cortisolo più bassi,

  • maggiore capacità di autocontrollo,

  • comunicazione più fine e minor tendenza alla conflittualità.

Nel cane, l’amicizia non è un concetto poetico: è una strategia evolutiva, necessaria a:

  • mantenere stabilità emotiva,

  • facilitare la cooperazione,

  • migliorare la gestione delle risorse,

  • e creare un contesto prevedibile in cui ridurre lo stress sociale.

Quando un cane vive una relazione di fiducia con un suo simile, nel cervello viene rilasciata ossitocina, l’ormone del legame, che favorisce calma, empatia e attaccamento.
È lo stesso meccanismo che regola il rapporto madre-cucciolo e la relazione cane–uomo.

In altre parole: l’amicizia è una necessità biologica, non un lusso occasionale.


Osserva il tuo cane: i segnali dell’amicizia

Adesso facciamo un piccolo gioco: prova a pensare alle relazioni sociali del tuo cane.

Pensa a lui/lei nel momento in cui incontra i vari cani (in libertà e al guinzaglio).

Forse cambia completamente atteggiamento a seconda di chi incontra.
Con alcuni cani si irrigidisce, con altri è neutro, ma quando incontra “quel cane” qualcosa cambia.
Si muove più fluido, respira meglio, scambia segnali morbidi, mostra una tendenza a co-regolarsi (uno si ferma, l’altro si ferma), e nel muso compaiono espressioni di gioia, sorrisi, accoglienza.

C’è gioco d’intesa, conoscenza delle reciproche regole e limiti, equilibrio e rispetto.
Ma non per forza due cani amici hanno bisogno di “fare”.
Possono semplicemente essere insieme, condividere il silenzio e lo spazio.
È l’equivalente canino della compagnia tra persone che si capiscono anche senza parlare.

Questo è un legame affiliativo.

Con un conoscente, invece, il cane è in osservazione: i gesti sono più tesi, il linguaggio più cauto, le distanze più marcate, c’è a volte anche un pò di curioso e divertente “impaccio”.
Con un amico, la comunicazione è chiara e prevedibile.
Si anticipano, si regolano, si aspettano.
Ed è proprio questa prevedibilità a generare sicurezza.


Convivenza non è socialità

Un errore comune è credere che basti vivere con altri cani per soddisfare il bisogno sociale.
Spesso si adotta un cane — che scegliamo sempre noi — con la motivazione: “così gli fa compagnia”.
Ma qui entra in gioco la famosa parola cinofila: dipende.

Convivere non è sinonimo di relazionarsi.

Anche nei branchi liberi i cani formano sottogruppi di affinità e non sono tutti legati allo stesso modo.
Due cani che vivono nella stessa casa possono essere compagni di spazio ma non di relazione.

Questo vale ancora di più per i “figli unici”: cani che vivono con soli umani.
In entrambi i casi, offrire occasioni di interazione libera e scelta è fondamentale per permettere loro di sviluppare e mantenere le competenze sociali, uscire dal contesto casa ed esprimersi.


Lo sapevi che…

I cani che vivono una vita socialmente arricchita hanno fino al 40% in più di comportamenti affiliativi rispetto a quelli cresciuti in isolamento (Hennessy et al., 2006).
Ciò si traduce in meno reattività, più calma e maggiore capacità di lettura dei segnali degli altri, oltre a una migliore autoregolazione e autocontrollo emotivo.

Tutto questo poi si riversa anche nella qualità della nostra vita con il cane: tutto è collegato e correlato.


Le classi sociali e i dog-trekking: dove la socialità diventa reale

Nei Dog-Trekking e Classi Sociali che facciamo in DOGNESS la socialità si manifesta in forma pura.
È il contesto ideale per osservare le diverse tipologie di relazione che vanno a crearsi:

  • Amicizie: due cani che si cercano, camminano insieme, si aspettano, si invitano e si intendono.

  • Tolleranze: relazioni neutre ma pacifiche, regolate da capacità comunicative ed esperienze.

  • Evitamenti: relazioni in cui uno dei due comunica: “non ora” e l’altro lo rispetta.

Tutte sono relazioni sane, perché rispettano la libertà dell’individuo.

Durante queste esperienze il cane non impara a “stare con gli altri”, ma a relazionarsi.
Osserva, esplora, riconosce, sceglie.
E nelle scelte si mostra e si esprime, evolve, e crea una propria identità sociale.

La socialità quindi non è un insieme di incontri casuali, fini a se stessi.
Durante i trekking, per esempio, si vede chiaramente come cambia il linguaggio corporeo: il ritmo del passo, lo spazio personale, le micro-pause, dove e come si pone il cane nell’ambiente e in riferimento al suo compagno umano o al branco familiare.


Coltivare l’amicizia

Anche tra cani, le relazioni hanno bisogno di essere coltivate.
Un legame affiliativo si mantiene grazie alla ripetizione di esperienze positive e al riconoscimento reciproco che si rinnova ogni volta.
In etologia si parla di social reinforcement (rinforzo sociale): interazioni regolari che mantengono attivo il ricordo olfattivo ed emotivo dell’altro.

Nei Dog-trekking capita spesso di vedere due cani che, dopo essersi incontrati una o due volte, si cercano con entusiasmo nelle uscite successive.
Condividono rituali, si aspettano, si salutano.
È la prova che il legame è vivo.

Un piccolo ma importante promemoria:
Gli amici non servono per “stancarlo”, ma per nutrirlo emotivamente.

Nel tempo, queste relazioni si riflettono anche sul suo equilibrio generale: meno stress, più fiducia, più capacità di stare nel mondo.


Il ruolo dell’umano: da controllore a facilitatore e mediatore

L’umano di riferimento ha un ruolo chiave: non quello di “far socializzare”, ma di creare contesti favorevoli alla relazione.
Questo significa:

  • scegliere ambienti ampi e non stressanti,

  • evitare il guinzaglio corto e la pressione,

  • rispettare le scelte del cane, anche se implicano distanza o silenzio,

  • oltre che, ovviamente, conoscere il proprio amico a quattro zampe e saperlo leggere.

Un cane che sceglie un amico è un cane che comunica libertà e fiducia.
E quando noi rispettiamo quella scelta, anche la relazione con noi diventa più autentica.

Perché, nella mente del cane, chi rispetta la mia libertà e ne capisce i bisogni, è parte del mio branco.


Verso una nuova cultura della relazione

La nuova cinofilia deve superare il concetto di “socializzazione” come semplice esposizione.
Serve parlare di relazioni: di legami, affinità, emozioni e linguaggi.

Capire questo significa anche dare più valore alla convivenza con il proprio cane: riconoscere che la sua vita non ruota solo intorno a noi o a ciò che pensiamo della vita con il cane, ma anche alle sue reti sociali, e fino a dove quell’individuo, unico e irripetibile, si può spingere.

Il cane ha una capacità di adattamento che mi affascina ogni volta, ma spesso mi rattrista anche, perché spesso confondiamo il nostro piacere con il loro.
Il compromesso esiste e ci sta, ma deve essere da entrambe le parti.

E per quei cani che, per loro natura o storia, non cercano/hanno un vero amico o preferiscono mantenere relazioni di semplice tolleranza, non significa che stiano male o che ci sia qualcosa da “correggere”.
Anche questa è una forma di equilibrio e di accettazione da parte nostra.
Il nostro compito non è “trovargli” un amico per forza, ma offrirgli libertà di scelta, contesti sicuri e rispetto per la sua individualità. Noi siamo branco in primis.

DOGNESS vuole portare questa consapevolezza, o per lo meno dare uno spunto che ti porti a riflettere su questo.


In sintesi

Un cane che ha amici, che ha la possibilità di realizzarsi attraverso le relazioni che sceglie o meno di avere o mantenere, è un cane che respira vita.
E un umano che sa leggere le sue relazioni è un umano che ha iniziato davvero a comprenderlo e conoscerlo.

Osservare, comprendere e proteggere questi legami di amicizia è un atto d’amore, ma anche un atto di cultura.

Perché la socialità, quella vera,
non si insegna:
si vive.

Ludovica Piccari
Educatore Cinofilo – Massoterapista del Cane

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